Indagini lungo il confine

La Guerra di Tuflik

Le Blood Sword

Guerra

Gli avventurieri si addentrano nel regno di Tuflik ignari di essere sul confine con Ekibir, un regno totalmente diverso dal desertico di Ull:qui infatti il clima è più freddo e ben presto si accorgono che i loro vestiti estivi non sono molto adatti.

Il centro abitato più vicino è Bashikdur, un piccolo villaggio di pastori dove arrivano stremati , malconci ed infreddoliti.

Non appena gli abitanti vedono la Spada di Vixian li allontanano e non gli permettono di entrare, sprangano finestre e porte. Si nascondono urlando a Vixian, chiamandolo “immonda creatura”, di tornare al suo dannato castello.

Il gruppo incuriosito si mette alla ricerca del castello di Vixian: per giungere sulla costa seguono una tortuosa strada che si snoda all’interno di un fitto bosco di pini.

Lungo la strada inizia a piovere e a tirare vento dal mare, incontrano dei pastori di capre che stanno facendo rientrare le bestie verso la città. Parlando con loro, scoprono che il castello è qualche miglio a nord lungo la costa ma nessuno sa bene come raggiungerlo e nessuno ci ha mai provato in quanto si trova isolato in mezzo a scogli e forti correnti in un mare infestato da tremende creature.

Varcato il placido fiume, che solca queste terre, in cerca del castello, il gruppo si trova nel bel mezzo di una sanguinosa battaglia tra il Califfato di Ekibir e il regno di Tuflik. Il gruppo viene attaccato da una guarnigione di venti guerrieri con le insegne del Falco Bianco di Ekibir.

Il numero e la forza dei guerrieri mette i nostri prodi in gravi difficoltà; devono cedere terreno e vengono spinti verso una strettoia tra due grosse formazioni rocciose.

Qui, quando la situazione era ormai tragica, giungono come una folata di vento un gruppo di guerrieri senza insegna coperti da leggere armature di cuoio nero e con lunghi mantelli neri; armati di scimitarre color rame fanno una strage della guarnigione di Ekibir e proseguono lungo la loro strage senza degnare di uno sguardo il gruppo di avventurieri.

Combattono come una macchina da guerra perfettamente affiatata, pochi colpi precisi nei punti giusti e ogni resistenza dei goffi e corazzati soldati del califfato è rotta.

Il gruppo si rifugia sulle formazioni rocciose alle loro spalle e da qui osserva la situazione per capire cosa sta succedendo.

Vedono il gruppo di soldati vestiti di nero che rientrano tra le file dell’esercito di Tuflik facendo aprire le sue file come mosche. Si fermano a parlare con i generali dell’esercito e dopo pochi istanti di pausa sterminano i generali dell’esercito con pochi e precisi colpi lasciando le retrovie dell’esercito tra lo sgomento e il terrore generale.

Quando il gruppo finalmente vede le truppe ritirarsi dal campo di battaglia si accorge che oltre la fitta nebbia che aleggia a ovest si cela il male e la figura tenebrosa di un castello.

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Gadda

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